Mastopessi

Mastopessi

Nel mondo della chirurgia estetica, il numero di donne che da sempre si sottopone ad interventi di tipo estetico per la bellezza del proprio seno non è mai stato basso, ed è notevolmente aumentato nel corso degli ultimi tempi. A differenza di quanto avveniva anche solo fino a dieci anni fa infatti, oggigiorno anche ragazze al di sotto dei 25 anni iniziano ad avvicinarsi a questi tipi di interventi, sia per ritrovare la fiducia in se stesse sia per abbandonare qualsiasi sorta di problema psicologico legato a questa parte del corpo.

Per una donna infatti, il seno è una delle parti del fisico più critica, specialmente se presenta qualche inestetismo legato alla forma, alla dimensione e alla tonicità del tessuto cutaneo. In molti casi però, bisogna tenere in considerazione anche gli fattori ereditari, che spesso inficiano sul fisico di una ragazza che si trova semplicemente a dover fare i conti con un seno che non le piace.

In questo caso però, non tratteremo della comune mastoplastica additiva, che consente di aumentare la taglia del seno, ma parleremo della mastopessi, un’operazione che interviene specificatamente nel caso di cedimento mammario, un problema altrettanto comune tra moltissime donne.

Perché sottoporsi alla mastopessi

La mastopessi, conosciuta anche come lifting del seno, è un’operazione chirurgica che consente di andare a rimodellare il profilo estetico e la consistenza del seno senza modificarne il volume. A differenza delle donne che desiderano aumentare la propria taglia infatti, questo intervento riguarda principalmente il cedimento della mammella dovuto a più gravidanze, al fumo di sigaretta, ad un’importante perdita di peso nel giro di poco tempo o al normale invecchiamento dei tessuti e della pelle.

In una condizione normale, il capezzolo della mammella si trova all’altezza del solco sottomammario, la piega formata inferiormente dalla mammella alla sua attaccatura con il torace, mentre in una condizione di ptosi mammaria, il capezzolo può trovarsi diversi centimetri al di sotto del solco. Ad ogni modo, nonostante vi siano diverse cause che possono portare a questo inestetismo, possiamo classificare la ptosi mammaria in tre differenti categorie, in base al livello di gravità che presenta:

  • Ptosi lieve: il capezzolo si trova due centimetri al di sotto del solco
  • Ptosi moderata: il capezzolo si trova tra i due e quattro centimetri al di sotto del solco
  • Ptosi severa:  il capezzolo si trova quattro centimetri al di sotto del solco

Infine, vi è un’ultima categoria da tenere in considerazione per quanto riguarda la ptosi mammaria, definita ptosi ghiandolare. In questo caso, a differenza delle altre categorie, il capezzolo mantiene la sua posizione originaria, ma la ghiandola mammaria sporge al di sotto del solco sottomammario, dando l’impressione che si tratti di una ptosi vera e propria. In realtà, durante questo intervento chirurgico, il dottore non andrà a rialzare il capezzolo come per i casi descritti precedentemente.

Nonostante sia una tecnica alla quale ormai molte donne decidono di sottoporvisi per ridurre o eliminare questo inestetismo, ci teniamo a sottolineare che è altamente consigliabile sottoporsi ad un intervento di questa portata a partire dalla ptosi moderata, in quanto per la ptosi lieve non vi è quasi la necessità di ricorrere all’operazione chirurgica.

Mastopessi: lifting del seno

Come sempre accade, prima di iniziare a parlare dell’intervento chirurgico vero e proprio, è doveroso sottolineare l’importanza di un appuntamento conoscitivo con il Dott.Amoroso e la paziente in questione, così da poter valutare lo stato di salute della paziente attraverso esami specifici, il grado di ptosi mammaria da operare e conoscere le indicazioni da seguire nel periodo immediatamente precedente all’operazione. Il primo passo da compiere nelle due settimane precedenti all’operazione è smettere di fumare -se la paziente è una fumatrice- ed evitare farmaci anticoagulanti, due elementi che potrebbero inficiare in maniera negativa l’operazione chirurgica.

A differenza dei canonici trattamenti estetici, in questo caso si parla di un intervento chirurgico vero e proprio, e di conseguenza è doveroso ricorrere all’anestesia generale: la paziente quindi, il giorno dell’operazione, dovrà presentarsi a digiuno. Dopodiché, in base al tipo di ptosi mammaria presentata dalla paziente, il chirurgo provvederà ad effettuare diverse incisioni nella zona interessata, che complessivamente comprende sia la mammella, sia il capezzolo. Inoltre, bisogna considerare le diverse tecniche tramite le quali si effettuano le incisioni, che comunque hanno una durata di circa due-tre ore. Al termine dell’intervento infine, il dottore applicherà dei punti di sutura e delle bende protettive sul seno.

Il post-intervento

Appena terminato l’intervento e l’effetto dell’anestesia generale, è più che normale che la paziente si senta inizialmente confusa. Successivamente, quando l’effetto dell’anestesia sarà del tutto terminato, è altrettanto possibile che la zona operata presenti fastidi e dolori, una situazione normale finché il dolore rientra in un livello di sopportazione tollerabile. Trattandosi di un’operazione vera e propria, la paziente verrà ricoverata per qualche giorno, dove i medici avranno la  possibilità di tenere sotto controllo qualsiasi aspetto dell’intervento e poi darle le dimissioni.

Una volta rientrata a casa, è altamente consigliabile che la paziente sia aiutata da un famiglia per la ripresa delle normali attività, e nel corso dei primi 10-14 giorni le ferite provocate dall’intervento avranno modo di rimarginarsi e guarire. Al termine delle prime due settimane dunque, il medico procederà con la rimozione delle suture applicate precedentemente, e la paziente potrà gradualmente tornare alla propria quotidianità. Infine, ricordiamo che l’igiene della zona per un primo periodo è di fondamentale importanza, così come l’utilizzo di reggiseni appositi per pazienti che si sono sottoposte a mastopessi.